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BALDUZZI Silvio - Sezione di Milano - Osservatore Arbitrale C.A.N. D
di DINOIA Alessandro
 
 

Raccontaci brevemente la tua vita nell’A.I.A.
A 17 anni d'età, dopo aver partecipato ai campionati nazionali juniores di velocità, sono costretto ad abbandonare l'atletica per un grave trauma articolare che mi impedisce di correre sulla superficie sintetica delle piste e mi consente la corsa solo su terreno erboso. Psicologicamente avvilito da questa "sentenza" cerco un'alternativa e trovo nella possibilità di diventare arbitro qualcosa che mi permetta di unire la passione per il calcio, la possibilità di sperimentare questo mondo da una prospettiva diversa rispetto a prendere a calci il pallone e, appunto, continuare a correre. "Nasco", onestamente un po' scettico di quanto potrà soddisfarmi quest'attività che mi appare di "ripiego", arbitro effettivo il 15 dicembre 1984, a 18 anni e... La vita mi cambia perché, grazie all'A.I.A., imparo quello che poi diventerà il mio lavoro, la gestione delle risorse umane, facendo l'arbitro, "amministrando" una gara. Rimango in compagnia del fischietto fino alla stagione '95/'96, quando mi sposto sulla linea laterale e ricopro il ruolo di assistente arbitrale fino alla stagione 2002/2003 in cui passo fuori quadro e divento osservatore.

Da quanti anni fai l’osservatore ?
Caspita, sembra ieri che ho appeso fischietto e bandierina al chiodo e invece, come detto, ormai sono quasi 10 anni. Dopo il percorso sezionale e regionale sono stato un anno alla C.A.I. e questa in corso è la mia quinta stagione alla C.A.N. D.

Frequenti la Sezione ?
Questa è una nota dolente e, al tempo stesso, un grosso rammarico: riesco a frequentare meno di quanto desidererei perché ho un'attività lavorativa molto, a volte direi troppo, intensa che mi impegna tante ore al giorno con frequenti spostamenti sul territorio nazionale. Capita spesso che all'ora in cui la sezione chiude io non sia ancora neanche arrivato a casa... Fortunatamente ho una famiglia molto comprensiva che, pur vivendo come una privazione la mia assenza anche le domeniche, per i raduni, le lezioni tecniche, etc. accetta che io mi dedichi all'attività arbitrale in quanto consapevole dell'importanza che ha per me portare avanti questa mia esperienza, avendo la stessa contribuito a formarmi caratterialmente come uomo e come professionista.

E’ difficile lasciare il campo per sedersi in tribuna ?
Sì, sarei falso a negarlo. La consapevolezza che si chiude una fase, che sogni e speranze legate al terreno di gioco svaniscono, che... Cominci a dover fare i conti col concetto di essere "vecchio" per qualcosa, anche se per l'anagrafe non sei così decrepito, non sono aspetti che ti scivolano addosso senza ripercussioni psicologiche. E' un momento di seria riflessione interiore anche perché accostarsi al ruolo di osservatore significa accettare il peso della responsabilità del proprio operato e trovare la capacità di "spogliarsi" di quelle che erano le proprie caratteristiche, da arbitro o assistente, per valutare il collega che si ha di fronte, acquisendo, cioè, la consapevolezza che la corretta valutazione transita dal rispetto delle indicazioni dell'organo tecnico cui si appartiene e non dallo specchiarsi con quello che si è stati in prima persona.

Come ti prepari per la visionatura ?
Arrivando per tempo sul luogo della gara, "respirando" l'aria che tira e, al tempo stesso, in una sorta di training autogeno, allontanando dalla mente quanto di personale, lavorativo, etc. esula dallo specifico del compito di osservatore per concentrare me stesso sulla gara e quanto la circonda. Penso che una corretta visionatura necessiti di serenità interiore, attenzione e mente sgombra da altro che non sia la gara: forse sono anomalo, ma preferisco anche non sapere prima i nomi dei colleghi che andrò a vedere, così da evitare qualsiasi condizionamento anche inconscio.

La prima cosa che noti nella terna ?
Il modo di porsi sul terreno di gioco per il riscaldamento pre gara. E' molto indicativo: si coglie serietà, voglia di far bene, impegno, passione o, al contrario, demotivazione e superficialità. Si capisce, in quei pochi minuti, anche il feeling, più o meno intenso, tra arbitro e assistenti così come educazione, signorilità o arroganza nei confronti dei dirigenti delle squadre. Per me la visionatura e l'idea di chi ho di fronte comincia, su questi elementi, a maturare già prima del fischio d'inizio.

Cosa devono avere l’arbitro e gli assistenti per colpirti ?
Essere Uomini con carattere, personalità, temperamento. L'errore tecnico può capitare, come la giornata storta sul piano atletico-tattico, ma senza la personalità non credo si possano avere prospettive. Personalità significa anche essere duttili, cogliere e rapportarsi di conseguenza ai diversi momenti della gara. Penso poi sia molto indicativo dello spessore dei colleghi che mi trovo a visionare riscontrare se abbiano o meno la forza di superare un errore senza rimanerne condizionati e, soprattutto, la lealtà, l'onesta di riconoscere l'errore commesso senza nascondersi dietro scuse pretestuose.

Studi come porti con la terna ? Come affronti il colloquio di fine gara ?
Cerco di cogliere le caratteristiche temperamentali di chi ho di fronte e di non dimenticare l'incidenza sullo stato d'animo dei miei interlocutori della tipologia di gara che hanno appena gestito: anche l'osservatore penso debba essere duttile nel suo approccio e avere la sensibilità di individuare la strada che, nella specifica peculiarità di quella gara con quella terna, permetta di rendere utile, cioè comprensibile e chiaro nei contenuti, il colloquio che tiene e le indicazioni che trasmette, siano esse rilievi positivi o negativi. E' importante riuscire ad aprire un canale di empatia che permetta di far sentire a proprio agio la terna, evitando che il momento del colloquio venga colto come la lettura di una sentenza ma piuttosto come un momento di confronto e di dialogo finalizzato ad una crescita reciproca. Tengo molto a che il colloquio non sia un monologo, apprezzo coloro che si confrontano pariteticamente e ascolto la terna perché penso che questo approccio trasmetta il rispetto che da parte di un osservatore è dovuto anche per preservare e non svilire lo slancio di passione per l'attività arbitrale che anima la quasi totalità dei colleghi che incrocio.

La soddisfazione più grande da quando hai deciso di indossare l’abito dell’osservatore ?
Ma... Le soddisfazioni sono tante e non voglio sottolinearne una in particolare. Certo aver raggiunto un organo nazionale è gratificante e funge da stimolo ulteriore, ma trovo importanti anche momenti semplici legati ai valori umani e di rapporto interpersonale. Penso a ogni colloquio in cui, alla fine e a prescindere da come sia andata la prestazione dei colleghi, ma specialmente quando la prestazione non è andata bene, mi sento, comunque, dire: "Grazie, sei stato molto chiaro e mi stai lasciando qualcosa che mi aiuterà a migliorare. Spero di incontrarti ancora in futuro perché non capita spesso avere un colloquio così". Penso ai colleghi che ho incontrato in visionatura e mi salutano con sincera cordialità nei raduni, al rapporto coi colleghi osservatori in cui si gioisce senza invidia per i reciproci traguardi. In fondo penso siano queste le "ricchezze" importanti che ti offre l'A.I.A. e prescindono dal livello e dalla categoria che si raggiunge.

Cosa ti spinge a continuare ?
La passione, la voglia di trasmettere quanto sono in grado di dare con la speranza che aiuti un collega a realizzare fino in fondo il sogno che un giorno l'ha portato a indossare la nostra divisa ma anche la gratitudine per quanto l'A.I.A. mi ha dato e, soprattutto, ha contribuito a formarmi caratterialmente e come personalità.

Il tuo obiettivo ?
Quando smetterò l'attività, spero il più tardi possibile, poter ripercorrere i miei anni di tessera e sentire che in ogni momento, a prescindere da quanto prestigioso fosse l'organo tecnico cui appartenevo, ho dato il meglio di quanto fossi in grado di fare, con onestà, competenza, correttezza, lealtà e serietà.

L’impressione che hai sempre avuto dalla tribuna poi durante il colloquio si è sempre rivelata tale ?
Sono molto rari i casi in cui il colloquio incide sull'impressione tecnica ricevuta dal terreno di gioco modificandola, quasi sempre si ricevono conferme di quanto già emerso durante la direzione della gara ma il rapporto diretto interpersonale nel colloquio aiuta a capire lo spessore dell'uomo che si ha di fronte.

Quando vai a visionare la terna cosa provi entrando nell’impianto ?
La determinazione che occorre concentrarsi e la consapevolezza che la responsabilità verso l'organo tecnico e i colleghi della terna impone di essere all'altezza del compito.

Ci sono delle persone che pensi di dover ringraziare per l’aiuto dato in momenti "no" ?
L'anno scorso nell'informare di un grave problema familiare che mi opprimeva e nel manifestare la mia preoccupazione perché questo pensiero potesse ripercuotersi negativamente sulle mie prestazioni da osservatore ho trovato parole di comprensione e incoraggiamento ad andare avanti da parte del mio organo tecnico Tarcisio Serena, da parte del Presidente C.R.A. Alberto Zaroli e da parte del Presidente di Sezione Michele Liguori, grazie ai quali ho trovato la determinazione e le risorse psichiche per proseguire il mio cammino. Oggi l'impegno a fare il massimo è, se possibile, ancora maggiore e questo approccio vuol essere anche una forma di ringraziamento nei loro confronti.

La terna ti "lascia" qualcosa a fine gara ? Ci vuoi raccontare un colloquio che conservi nei ricordi ?
Certo, la terna mi lascia spesso quel trasporto di entusiasmo e di speranze giovanili che da un lato fa piacere riscontrare, dall'altro suscitano un po' di malinconia in chi, come me, si allontana da quegli anni; i colleghi che incontro quasi sempre contribuiscono, nei contenuti del colloquio, a darmi spunti di riflessione e autoanalisi per migliorarmi. Ricordo con emozione un colloquio avuto qualche anno fa con una collega che ha fornito una brillante prestazione, in una gara ardua, complicata dall'aver perso nei primi minuti un collega assistente per infortunio, costretta quindi a cavarsela da sola senza l'aiuto di assistenti ufficiali. Nell'apprendere la valutazione positiva della sua prestazione, è scoppiata a piangere e ha dedicato quella gara alla memoria del padre scomparso che, da calciatore, aveva calcato terreni importanti. In quell'occasione ho riflettuto sull'importanza che l'osservatore non si limiti ad un'analisi fredda, distaccata e notarile della prestazione che valuta, ma trovi modo di trasmettere al collega di fronte la misura dell'impegno e della voglia di cogliere i dettagli.

C’è qualcosa che vorresti dire a tutti gli Arbitri ?
Ognuno di noi sogna la serie A, ma solo pochi hanno le doti per raggiungerla, l'esperienza arbitrale, però, offre a tutti strumenti per maturare, crescere e realizzarsi pienamente dal punto di vista caratteriale e della personalità: cogliere questo, che ritengo il vero, grande valore dell'Associazione, permette di vivere con soddisfazione la propria appartenenza a prescindere dai traguardi che potremo raggiungere e di alimentare quella passione che spero permanga in ognuno dal primo momento che si è iscritto ad un corso arbitri.

 
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