Anni ?
28.
Cosa fai nella vita ?
Geometra libero professionista.
Famiglia ?
Vivo con i miei e mio fratello maggiore.
Qual è il tuo motto ?
Nessuno.
Come ti ha cambiato l'A.I.A. ? L'arbitraggio ti ha aiutato a crescere anche nella vita ?
Molto più preciso, sicuro, mi rapporto meglio con gli sconosciuti, mi carico di maggiori responsabilità sul lavoro con meno preoccupazioni, sento sempre la voglia e la forza di spaccare il mondo, ormai ho l’età per essere maturo ma lo dimostro già da anni grazie all’A.I.A.
Frequenti la Sezione ?
Molto, dall’anno scorso collaboro come Segretario Corso Arbitri, tengo almeno un corso arbitri ogni anno, se c’è un momento di sovraccarico di lavoro, come ad inizio stagione sono sempre disponibile anche fino dopo mezzanotte.
La tua arma vincente in campo ?
Consapevolezza di poter far sempre bene, perchè se altri ci sono passati e sono andati avanti perché non dovrei riuscirci io. Calma e sangue freddo per valutare il possibile bene anche in momenti caldi.
Il tuo tallone d'Achille ?
Il non saper “fregare” le panchine irruenti con frasi veloci e ad effetto.
Secondo te cosa ha colpito gli altri... tanto da farti arrivare nelle categorie Nazionali ?
Per un assistente è più probabile arrivare al primo traguardo nazionale, comunque sia certe capacità ci devono essere. Per un assistente ed un geometra gli allineamenti sono fondamentali, poi riflessi e sicurezza fanno il resto per indovinare tutti i fuorigioco.
Come riesci a conciliare attività arbitrale, Sezione e affetti ?
In primis la mia ragazza Sarah è molto contenta che sia così dedito alla mia principale passione ma ammetto sempre e di conseguenza la ringrazio per come riesce bene a sopportare i miei molti impegni. Il mio lavoro poi consente di essere elastico sugli orari/impegni/gare. Abitando lontano dalla sezione cerco poi di confluire più cose e più tempo in modo da sfruttare meglio i vari spostamenti (allenamento più lezioni tecniche o allenamento più corso arbitri, ecc...).
Come ti concentri per arrivare al meglio alla gara ?
Non cerco la concentrazione ma per me è fondamentale arrivare al campo con la calma dovuta, tutti 3 tranquilli, aver chiacchierato con simpatia, riso e scherzato durante il viaggio e al ristorante. Dev’essere un divertimento, non una pena. Mi dedico solo, appena prima di uscire dagli spogliatoi per cominciare la gara, a 30 sec. rannicchiato a palla sulle punte dei piedi con la bandiera nelle mani a respirare e a fare una breve lista delle movenze che deve compiere l’assistente durante la gara, in particolare quelle meno importanti, ma che fanno la differenza.
Come affronti la gara ?
La gara comincia dal lunedì della designazione, al controllo della classifica per vedere che tipo di gara affronterò, al verificare tempi e modalità di trasferta per sapere anche cosa posso concedermi il sabato e per evitare intoppi la domenica, al verificare se altri colleghi hanno fatto tali squadre per sapere chi potrebbe creare problemi.
Che rapporto hai con gli osservatori ?
Ascolto. Ogni piccolo dettaglio, anche il più scontato può fare la differenza nelle gare successive.
Il momento più brutto della tua carriera ?
L’anno scorso dopo l’ultima giornata di campionato. Io uso lenti a contatto. Per un ascesso all’occhio ho rischiato di non poterle più mettere e quindi di non poter più arbitrare a nessun livello. Un mese difficile per me e il mio oculista al quale non davo tregua. Per fortuna risolto in tempo per passare alla Can D. Peccato aver dovuto rifiutare la finale play-off che mi volavano assegnare.
La soddisfazione più grande ?
Due cose. La prima essermi meritato una serie di gare d’Eccellenza fra le più belle del campionato scorso, in particolare all’ultima giornata lo scontro decisivo tra la prima in classifica e la seconda distanziate di 1 punto. E l’altra una serie di complimenti scritti da un OT della CAI e trasmessi al CRA resi pubblici a tutti i colleghi durante un raduno.
Come vedi il tuo futuro nell'A.I.A. ?
Mi ritengo una persona fortunata. Dopo aver tagliato il traguardo che le mia capacità mi permetteranno di raggiungere vorrei dare il mio contributo per spronare a crederci sempre e consigliare quei giovani colleghi che dalla vita non avuto poi così tanta fortuna.
Ci sono state persone che ti hanno realmente dato una mano in momenti "no" ?
Su tutti la mia ragazza Sarah, poi il collega Martinazzoli per fortuna poi diventato mio compagno di coppia nelle gara della CAN D. Comunque anche colleghi di altre sezioni mi hanno stupito quando meno me l’aspettavo.
A chi doneresti il guadagno della tua prossima gara ?
A Narciso Pigoli, designatore del settore giovanile nella mia sezione, che si ammazza sempre di lavoro tanto da rimetterci di salute come già successo… “Ciso calmati, ma lo so che è più forte di te”.
La domanda spesso più utilizzata è perché hai deciso di diventare arbitro...noi vogliamo sapere cosa ti spinge a continuare visti gli impegni sempre più frequenti ?
L’arbitraggio è la mia vita. Non posso più fare gare se non quelle designate da Roma e ciò non mi da tregua. Ho un week-end libero ogni 15 gg e non posso contribuire, quando i designatori della sezione si ammazzano tutta settimana per trovare arbitri. L’arbitraggio cambia la vita, ti fa crescere. L’arbitro è la principale figura che fa rispettare le regole, capacità che poi inequivocabilmente trasmette nella vita quotidiana.
Messaggio per i giovani colleghi ?
Credere sempre in quello che si fa. |