Raccontaci brevemente la tua vita nell’A.I.A.
Faccio l'osservatore dal 2006... O almeno credo perché non lo ricordo di preciso ! Sono tesserato dell'A.I.A. dal 1991, prima nella Sezione di Roma 1 e poi, dal 2009, nella Sezione di Milano.
Frequenti la Sezione ?
Sì, anche se non mi rimane comoda come location, visto che abito ad Abbiategrasso e lavoro a Trezzano, ma vado sempre con piacere in Sezione perché si respira sempre quell'aria di unione di intenti e di forze.
E’ difficile lasciare il campo per sedersi in tribuna ?
All'inizio sì, è stato difficile perché la gara la vivi in maniera totalmente diversa quando poi ti trovi a scendere nell' 'arena'. C'è il contatto con gli atleti e la struttura e questo, necessariamente, in tribuna non si vive. Ma quello che mi ha sempre guidato, in tutti questi anni, è la vera passione per questo sport e per questa attività.
Come ti prepari per la visionatura ?
Prima della visionatura, oltre a ripercorrere i riti di consueto, legati alla preparazione della mia cartellina con all'interno tutte le cose necessarie al mio compito (in primis controllo che il mio Regolamento del Calcio sia con me), provo ad immaginare che gara mi troverò a visionare. Difficilmente ho controllato la posizione in classifica delle squadre, preferisco avere sempre la sorpresa di conoscerle sul campo.
La prima cosa che noti nella terna ?
La prima cosa che noto sulla terna, è al primo ingresso nel terreno di gioco, non appena arrivano al campo. E' lì che, a mio avviso, si vede se la terna è complice nell'impegno che l'aspetterà a breve. Si capiscono molte cose da come la terna controlla il campo, le squadre che stanno magari già svolgendo il riscaldamento e tutto ciò che c'è intorno. E' in quei momenti che si raccoglie la concentrazione vincente per poi affrontare la gara.
Cosa devono avere l’arbitro e gli assistenti per colpirti ?
L'atteggiamento comportamentale è, secondo me, tra i requisiti fondamentali. Pensando a Collina, che per me resta il benchmark, le gare e le situazioni difficili si gestiscono anche solo con uno sguardo o con un richiamo verbale deciso. I giocatori, hanno la percezione di questo in campo. Se hanno di fronte una terna preparata atleticamente e presente, loro stessi staranno più attenti a giocare a pallone e meno a ingannare l'arbitro.
Studi in anticipo il modo in cui porti con la terna ?
No, non c'è niente di studiato nei miei colloqui. A parte sintetizzare cosa raccontare di buono e di meno buono visto, il resto lo capisco dal momento che entro negli spogliatoi e mi presento alla terna.
Come affronti il colloquio di fine gara ?
Lo affronto con il massimo rispetto del ruolo e l'investitura che ho e con il massimo rispetto per gli atleti che ho davanti. Devo dire che la mia Laurea in Psicologia mi ha sempre aiutato molto in queste circostanze.
La soddisfazione più grande da quando hai deciso di indossare l’abito dell’osservatore ?
La mia soddisfazione più grande, c'è l'ho avuta quando ero ancora in forza alla Sezione di Roma 1 ed è stato vedere Emanuela Rea, passare dall'organo regionale al Nazionale, anche a seguito della visionatura da me fatta. Ricordo la sua partita a Nepi, in C1, dove gli misi un 8.70 e gli feci i complimenti per come aveva gestito una gara davvero difficile, ricca di episodi e di espulsioni.
Cosa ti spinge a continuare ?
Sembrerà strano, ma io, dopo tutti questi anni, ho ancora i brividi e l'adrenalina che iniziano da quando scopro sul portale la mia designazione, crescono con l'avvicinarsi della gara, raggiungono il loro culmine al momento della visionatura e si concludono, solo dopo almeno 4 ore, quando redigo la mia relazione. E' un impegno e una sensazione unica che poche altre cose mi regalano.
Il tuo obiettivo ?
Essere arrivati alla C.A.N. 5 è stato per me solo un punto di partenza. Il mio obiettivo personale, nemmeno tanto nascosto è arrivare in A. Ma la mia soddisfazione, c'è l'ho tutte le volte che sono designato e riesco a trasmettere alla terna visionata quei consigli che gli potranno consentire, un giorno, di arrivare ai vertici.
L’impressione che hai sempre avuto dalla tribuna poi durante il colloquio si è sempre rivelata tale ?
Sì, anche perché la vera gara è quella vista e vissuta. Nello spogliatoio c'è la seconda parte, dove si capisce se l'uomo che hai visionato ha il carattere per affrontare i suoi errori e le sue parti positive. Difficilmente ho trovato arbitri con i quali non ci siamo trovati d'accordo nelle osservazioni rivelate e raccontate.
Quando vai a visionare la terna cosa provi entrando nell’impianto ?
Cerco di capire che sensazioni regalerà alla terna quella partita, quella gara. Per me, fin da quando sono sceso in campo per la prima volta, ogni gara è stata un momento di crescita e di formazione per il mio carattere e le relazioni con gli altri. Da osservatore, dopo aver individuato la posizione migliore per vedere la gara della terna, cerco di pensare a che piega potrebbe prendere la gara.
Ci sono delle persone che pensi di dover ringraziare per l’aiuto dato in momenti "no" ?
Le persone che sento di ringraziare e, non ho mai mancato di farlo, sono il Presidente Michele Liguori e Francesco Carrieri. Sono state due persone splendide con me che mi hanno permesso di costruire e realizzare il sogno di approdare in C.A.N. 5. Entrambi, nonostante io non fossi di Milano e provenissi da un'altra città e Sezione, mi hanno fatto sentire subito a casa e uno di loro.
La terna ti "lascia" qualcosa a fine gara ? Ci vuoi raccontare un colloquio che conservi nei ricordi ?
Sì, ogni terna mi ha lasciato qualcosa su cui riflettere e mi ha migliorato. La nostra attività ci permette la fortuna di confrontarci con tante persone e in tante situazioni e, a mio avviso, tra le cose più belle della vita c'è anche questo. Il colloquio che ricordo meglio e conservo si riferisce all'anno scorso, quando a Carmagnola, dopo un bellissimo derby, ho avuto la fortuna e il piacere di avere come covisionatura Massimo Cumbo. Conoscevo Massimo perché, essendo io della Sezione di Roma 1, lo incontravo e frequentavo a Roma. Averlo come Giudice, vista la sua esperienza e bravura, è stato bellissimo e difficile. Quel giorno poi la terna è stata davvero brava. La gara fu difficile e ricordo di aver avuto dei colloqui con dei veri uomini. Dai loro occhi, si leggeva quanto volessero continuare a far bene e crescere.
C’è qualcosa che vorresti dire a tutti gli Arbitri ?
L'arbitro, è un'esperienza formativa che consiglio a tutti. Ripeto, sono poche le occasioni nella vita dove hai la possibilità di misurarti con tanta gente, conoscerla, condividere una passione forte come lo sport del calcio e magari, come è capitato ad altri, trovare gli amici veri o addirittura l'amore. Se posso, vorrei infatti citare come amici e colleghi veri Marco Carbonari e Emiliano Magi di Roma 1 e Michele de Ceglie di Milano. |