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CURTI Davide - Sezione di Milano - Arbitro C.A.I.
di DINOIA Alessandro
 
 

Anni ?
27 a Marzo.

Cosa fai nella vita ?
Sono laureato in Giurisprudenza e sto terminando la pratica da avvocato in uno studio legale.

Famiglia ?
Siamo in quattro: mamma Vanna, papà Marco e mia sorella Serena.

Qual è il tuo motto ?
Sono due: "Per aspera ad astra" e "Meglio un NO oggi che un FORSE domani".

Come ti ha cambiato l'A.I.A. ? L'arbitraggio ti ha aiutato a crescere anche nella vita ?
L'A.I.A. ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà una parte importante della mia vita. L'essere arbitri ti permette di imparare a prendere decisioni importanti e magari impopolari con naturalezza, formando il carattere e rafforzando la personalità. Mi dispiace soltanto di aver iniziato questa avventura a quasi 20 anni, forse un po' tardi...

Frequenti la Sezione ?
Si, anche se non come vorrei a causa degli impegni lavorativi. Ciò nonostante, da poco più di due anni sono uno degli istruttori dei corsi arbitri.

La tua arma vincente in campo ?
L'aspetto comportamentale.

Il tuo tallone d'Achille ?
Pur non essendo un vero e proprio punto debole, credo che potrei migliorare l'aspetto atletico - tattico. Work in progress.

Secondo te cosa ha colpito gli altri... Tanto da farti arrivare nelle categorie Nazionali ?
Serietà, impegno e perseveranza.

Sei stato scelto come miglior arbitro C.R.A. per la stagione sportiva 2010/2011. E' un grande riconoscimento che premia il tuo lavoro, ma è anche una bella responsabilità. Che obiettivi ti poni per questa stagione ?
Ovviamente il passaggio a fine anno in C.A.N. D, naturale traguardo per un arbitro a disposizione della C.A.I.. Step by step, spero di arrivare il più in alto possibile. Speriamo che questo premio sia di buon auspicio !

Come riesci a conciliare attività arbitrale, Sezione e affetti ?
Beh, non è facile. Essere arbitri è sicuramente un hobby tanto fantastico quanto impegnativo, sia dal punto di vista del tempo che richiede sia dal punto di vista mentale. Con un po' di organizzazione, riesco ad incastrare più o meno tutto. Volere è potere.

Come ti concentri per arrivare al meglio alla gara ?
Cerco di ottenere più informazioni possibili sulle squadre che andrò ad arbitrare, contattando con largo anticipo gli assistenti e chiedendo consiglio a qualche collega che magari ha già arbitrato una o tutte e due le squadre. E poi internet, fonte rigogliosa di informazioni. Insomma, cerco di ridurre al minimo le probabilità dell' "effetto sorpresa": farsi cogliere impreparati durante la gara può mettere a repentaglio la partita intera.

Come affronti la gara ?
Concentrato, sereno e soprattutto il più possibile distaccato. Il concetto è semplice: se hanno mandato me ad arbitrare quella determinata gara, è perché sono in grado di farla. Certo, ci vuole sempre la giusta dose di tensione positiva ma un eccessivo coinvolgimento emotivo rischia di produrre l'effetto contrario.

Che rapporto hai con gli osservatori ?
Sicuramente costruttivo, interagendo e colloquiando con loro. In caso di eventuali divergenze, evito polemiche: sono inutili e controproducenti. All'interno dello spogliatoio, cerco di assorbire il più possibile per poi ripensare alla partita il giorno successivo in relazione agli aspetti trattati nel colloquio.

Il momento più brutto della tua carriera ?
Fortunatamente, non ho avuti veri e propri momenti brutti. Probabilmente, il periodo più negativo è stato quando non appena transitato nell'organico di Promozione e con l'entusiasmo della nuova categoria, rimasi fermo per circa quattro mesi a causa di un infortunio ad un ginocchio di cui non si riusciva a capire la natura. Per fortuna, tutto si è poi risolto.

La soddisfazione più grande ?
Il premio come miglior arbitro CRA della stagione 2010/2011, conclusasi con il passaggio alla C.A.I.. Dopo aver mancato il passaggio la stagione precedente per un soffio, la difficoltà è stata quella di ripartire con lo stesso entusiasmo di sempre, consapevole delle mie capacità ed archiviando la naturale delusione. Ecco perché il premio è stata la mia più grande soddisfazione, una sorta di rivincita.

Come vedi il tuo futuro nell'A.I.A. ?
Una volta terminata la carriera di arbitro (speriamo il più tardi possibile!), proverò prima quella di assistente per poi transitare negli arbitri fuori quadro. Sono troppo legato a questo mondo ed a questa Associazione per lasciarla. Per adesso, però, penso a tenere il fischietto in mano il più possibile: la bandierina ed il ruolo di osservatore possono tranquillamente aspettare...

Ci sono state persone che ti hanno realmente dato una mano in momenti "no" ?
Sicuramente la mia famiglia e gli Amici, quelli veri e con la A maiuscola, associati e non, quelli che sono al mio fianco quando si festeggia ma che nel momento del bisogno (non solo dopo un'insoddisfazione arbitrale, ma anche durante i problemi quotidiani della vita) sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarsene. Non cito nessuno, rischierei di dimenticarne qualcuno. A loro, dico solo: "Grazie...".

A chi doneresti il guadagno della tua prossima gara ?
A Medici Senza Frontiere.

La domanda spesso più utilizzata è perché hai deciso di diventare arbitro... Noi vogliamo sapere cosa ti spinge a continuare visti gli impegni sempre più frequenti ?
Semplice: l'arbitraggio crea dipendenza. Le sensazioni che si provano quando si prende un aereo per andare ad arbitrare una gara a 900 km da casa, quando si arriva al campo e si sente il profumo dell'erba o quando semplicemente si indossa la divisa negli spogliatoi sono impareggiabili. La domanda è: come farei a smettere?

Messaggio per i giovani colleghi ?
La strada verso un qualunque traguardo è piena di ostacoli: non mollate, credete sempre in voi stessi, sapendo gioire delle vittorie ma sapendovi rialzare in fretta dopo una sconfitta, agendo sempre in modo tale da non avere mai rimpianti o rimorsi. Solo così dalle asperità si potrà, magari con un po' di fortuna, arrivare alle stelle...

 
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