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EUSTACCHIO Clementino - Sezione di Bergamo - Osservatore Arbitrale C.A.I.
 

Raccontaci brevemente la tua vita nell’A.I.A.
Corso arbitri nel 1986 (all’età di 29 anni, ero già vecchio per la carriera). Sono stato spinto da un amico che un anno dopo ha lasciato l’AIA mentre io sono ancora quì da 24 anni... Dopo qualche anno di arbitraggio puro, sino alla 3a categoria, ho intrapreso la strada della bandierina al CRA per 4 anni in eccellenza come guardalinee (si diceva così allora), non abbandonando ancora il fischietto. Ho smesso di arbitrare all’età di 48 anni.

Da quanti anni fai l’osservatore ?
Circa 10.

Frequenti la Sezione ?
Per le riunioni obbligatorie e dando una mano saltuariamente nella gestione osservatori-arbitri.

E’ difficile lasciare il campo per sedersi in tribuna ?
Devo dire di sì anche se ormai gli anni sono trascorsi e non c’è più tutta quella nostalgia.

Come ti prepari per la visionatura ?
Innanzitutto sistemando le pratiche burocratico-logistiche della gara. Non esiste una preparazione particolare nel mio caso anche perchè essendo osservatore da molti anni ho un certo automatismo mentale a livello di concentrazione e preparazione.

La prima cosa che noti nella terna ?
L’affiatamento ed eventuali sbavature da non perfetto colloquio pre-gara da parte dell’arbitro. Preparazione atletica – stile – spostamento.

Cosa devono avere l’arbitro e gli assistenti per colpirti ?
Gli assistenti devono dimostrare concentrazione, attenzione, reattività, preparazione atletica ed eleganza nei movimenti e nelle segnalazioni. Le componenti principali per l’arbitro sono quasi tutte legate alla sfera comportamentale: autorevolezza, signorilità nei rapporti interpersonali, fermezza, carisma, determinazione e naturalezza nel porsi. L’aspetto disciplinare è una diretta conseguenza degli aspetti sopra descritti.

Studi come porti con la terna ? Come affronti il colloquio di fine gara ?
La prima domanda è forse, come ti comporti con la terna? Passo in rassegna i vari aspetti della prestazione, normalmente inizio con la collaborazione della terna e con la valutazione degli assistenti per poi passare al “signore in mezzo al campo” con gli aspetti estetico-atletico-tattici, tecnico, comportamentale, disciplinare e chiudo con un breve riassunto sulla prestazione globale.

La soddisfazione più grande da quando hai deciso di indossare l’abito dell’osservatore ?
Poter far crescere arbitri, anche giovani, perchè dò una mano anche in sezione come tutor e con visionature di arbitri in categorie giovanissimi ed allievi. Verificare poi la crescita degli arbitri che ho seguito.

Cosa ti spinge a continuare ?
La passione per l’attività di osservatore ed il mondo dell’arbitraggio

Il tuo obiettivo ?
Al momento sono alla CAI; mi piacerebbe avere l’opportunità di lavorare anche in CAN-D. Comunque credo che non mollerò la passionaccia di andare sui campi ad aiutare gli arbitri a far sempre meglio.

L’impressione che hai sempre avuto dalla tribuna poi durante il colloquio si è sempre rivelata tale ?
No anche perchè, in qualche caso mi è capitato di correggere leggermente la valutazione, ascoltando le motivazioni e le argomentazioni dei colleghi visionati. Normalmente tuttavia, anche per la maturata esperienza, ciò che penso in tribuna trova conferma poi nello spogliatoio.

Quando vai a visionare la terna cosa provi entrando nell’impianto ?
Il piacere di seguire una gara, indipendentemente dalla sua importanza, e l’opportunità di valutare e valorizzare l’operato degli arbitri sul tdg.

Ci sono delle persone che pensi di dover ringraziare per l’aiuto dato in momenti "no" ?
Sì, alcuni colleghi arbitri della sezione, di altre sezioni e del CRA, che mi hanno insegnato ad avere pazienza e fiducia nei miei mezzi onde poter affrontare ostacoli ed esperienze sempre più sfidanti.

La terna ti "lascia" qualcosa a fine gara ? Ci vuoi raccontare un colloquio che conservi nei ricordi ?
Di aneddoti ve ne sono non pochi ed è difficile concretizzarne qualcuno in poche righe. Certamente rimangono impressi episodi collegati con la personalità dei colleghi visionati, come quella volta che ho raccolto lo sfogo, proposto in maniera signorile e staccata, di un arbitro che, con la mia non positiva visionatura, avrebbe probabilmente chiuso la sua esperienza in quella categoria. Abbiamo parlato per minuti delle nostre esperienze, anche fuori dal mondo arbitrale, confrontandoci e capendo che, dopo tutto, l’arbitraggio è, e deve essere inquadrato come un hobby, e quindi al momento opportuno bisogna avere anche la capacità di distaccarsene con garbo, pensando ai molti momenti felici e di incontro che questa attività ci ha concesso.

C’è qualcosa che vorresti dire a tutti gli Arbitri ?
La prima cosa che mi viene in mente è “NON MOLLARE”. Crearsi un giro di sane amicizie con colleghi che nei momenti di allegria gioiscano con te ma soprattutto nei momenti difficili sappiano esserti vicino per condividere i tuoi dispiaceri e per uscirne vincenti, insieme.

 
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