Raccontaci brevemente la tua vita nell’A.I.A.
La mia vita in questa splendida Associazione è iniziata nel giugno 1989 quando, spronato da un associato dei tempi (Franco Guglieri padre di William e Claudio nostri attuali AE a Lodi) mi ha suggerito di fare l’arbitro. Da li una cavalcata sui campi di gioco che mi ha portato a dirigere in tutt’italia da Siracusa a Bolzano, da Pinerolo a Gorizia per 5 fantastici anni alla CAI e alla CAN/D dove sono stato dismesso ma ancor oggi fatico a capire il motivo viste le gare fatte. Anyway, it’s no useful crying over the spilt milk e quindi, dismesso il 30/6/2000 ho fatto subito l’esame da Osservatore in settembre ed il mese successivo ottobre 2000 ho iniziato a fare il ‘’lavoro’’ di Presidente di Sezione per tutto il quadrienno Olimpico 2000-2004.Parlo di lavoro in quanto a mio avviso trattasi di vero e proprio lavoro manageriale non retribuito con significative responsabilità sia in termini amministrativi che civilistico-penali, nonché per quanto si abbiano vari collaboratori, essendo un’associazione dilettantistica non si possono avere le persone ‘’fully committed’’ come in un’azienda. In concomitanza della nascita della mia prima figlia ho deciso, nel 2004, di non ricandidarmi lasciando spazio a chi in quel momento aveva più tempo e disponibilità del sottoscritto. 4 anni come osservatore nei ruoli del CRA ed gli ultimi due alle dipendenze della CAI.
Da quanti anni fai l’osservatore ?
4 da Presidente, 4 al CRA, 2 alla CAI = totale 10 Stagioni Sportive.
Frequenti la Sezione ?
Oggi meno di prima, purtroppo... Per me la sezione è la mia casa, li ritrovo gli amici di sempre o i meno amici coi quali ho condiviso parte degli anni migliori della mia vita. Purtroppo, il domicilio lavorativo fuori sede ed un massacrante lavoro manageriale con gestione di parecchi collaboratori, nonché di ampia responsabilità mi impediscono di esserci come vorrei.
E’ difficile lasciare il campo per sedersi in tribuna ?
E’ un’altra cosa, meno adrenalinica, non atletica, ma non è cambiato nulla nella serietà professionale con la quale affronto l’impegno: questione di DNA e motivazione che, il giorno in cui verrà meno, mi vedrà chiedere un altro incarico all’AIA, le dimissioni dall’Associazione non sono contemplate.
Come ti prepari per la visionatura ?
Mente sgombra, entusiasmo: ricordarsi che il ruolo è strumentale a fare crescere dei colleghi meno giovani o a farli riflettere sulle motivazioni e sulle caratteristiche proprie dell’attività.
La prima cosa che noti nella terna ?
Motivazione e grinta già nell’esecuzione del riscaldamento, aspetto fisico estetico e professionalità del briefing pre gara sul T.d.g.
Cosa devono avere l’arbitro e gli assistenti per colpirti ?
Quanto espresso al punto precedente.
Studi come porti con la terna ? Come affronti il colloquio di fine gara ?
Assolutamente no, affronto il colloquio come una seria disamina dei fattori positivi e negativi che hanno caratterizzato la prestazione con l’umiltà, l’esperienza e la competenza del ‘’fratello maggiore’’ senza alcun giro di parole tuttavia: non ci debbono essere dubbi sulla prestazione e sul giudizio.I vecchi retaggi ‘’politici’’ non fanno per me e non sono consoni al mio stile.
La soddisfazione più grande da quando hai deciso di indossare l’abito dell’osservatore ?
Vedere arbitri con i quali ho usato il biberon (esempio Gigi Pezzi e Federico Fanton, non voglio togliere nulla agli altri splendidi ragazzi che erano con me all’OTP) essere in organi tecnici nazionali e giocarsi ulteriori evoluzioni.
Cosa ti spinge a continuare ?
Arbitri si è, indipendentemente dalla qualifica o dall’OT di appartenenza.
Il tuo obiettivo ?
Essere apprezzato o disprezzato sempre per la mia franchezza e per il mio giudizio scevro da condizionamento alcuno: le persone puoi apprezzarle o meno, ma anche il più ottuso deve poterti riconoscere che non sei ipocrita o falso.Un obbiettivo... Poter festeggiare i 60 anni di AIA ancora in forma come Sergio GERI...
L’impressione che hai sempre avuto dalla tribuna poi durante il colloquio si è sempre rivelata tale ?
Mi permetto di andare oltre... L’impressione che ho avuto dal riscaldamento si è quasi sempre rivelata tale... ”you’ll never have a second chance to make a first impression” e noi lavoriamo, in questi ambiti sulla sostanza, i particolari non debbono fare la differenza nel giudizio e nelle prospettive di un collega.
Quando vai a visionare la terna cosa provi entrando nell’impianto ?
Mi sento a casa, ovunque io sia.
Ci sono delle persone che pensi di dover ringraziare per l’aiuto dato in momenti "no" ?
Una ma non c’è più: mio padre con cui ho condiviso quasi tutte le trasferte in cui andavo in macchina e buona parte degli allenamenti.
La terna ti "lascia" qualcosa a fine gara ? Ci vuoi raccontare un colloquio che conservi nei ricordi ?
Si, la terna mi lascia voglia ed entusiasmo di campo: mi sento ancora pienamente uno di loro. Racconto la mia prima visiona tura in CAI (Arbitro Martina Bovini di Ragusa, OT Sergio de Marchi di Novara, AA1 Scolari Norberto di Bergamo e AA2 Facoetti Cristian di Bergamo): che dire, l’Arbitro una splendida donna, ottimo arbitro, gli assistenti due amici con i quali ho condiviso l’arbitraggio sino alla CAND e sono stati miei assistenti, l’OT estremamente simpatico e competente, alla fine quello spogliatoio era una festa dopo un Seregno – Meda di livello. Che spasso!! Inutile dire che, conoscendo Cristian e Norberto il giorno dopo mi sono assicurato che avessero portato l’arbitro in aeroporto!!!
C’è qualcosa che vorresti dire a tutti gli Arbitri ?
Ambiente sano con una vera leale competizione tra colleghi. Lavorate seriamente: dove arrivate non è importante, l’importante è come ci arrivate e lo spirito di gruppo che vi accumuna e che è veramente la parte importante... L’arbitraggio è una scuola di vita ed è altamente formativo dal p.d.v. del carattere e della personalità. Dopo 20 anni di AIA lo penso ancor oggi. |