Ciao Fabio, cominciamo con una tua breve presentazione. Da quanto tempo sei nell'A.I.A. ?
Ho 36 anni e sono nato e cresciuto a Reggio Calabria. Ho giocato a calcio in promozione e prima categoria fino all'età di 22 anni. Nel dicembre 1997 ho superato l'esame per diventare arbitro di calcio, facendo l'esordio con una "doppietta" il 6 gennaio 1998: giovanissimi regionali e allievi provinciali, dal momento che per la seconda gara non era arrivato l'arbitro designato. Nel 2002 mi sono trasferito a Milano per motivi di lavoro e di conseguenza è cambiata anche la mia sezione di riferimento. Dalla stagione sportiva 2002-2003 arbitro il calcio a 5: sono transitato dal 1 luglio 2006 nell'organico della CAN5 e questo è il mio sesto anno di permanenza.
Cosa fai nella vita ?
Attualmente mi occupo di sicurezza informatica per i Sistemi informativi del Comune di Milano.
Sei sposato ?
No, sono single.
Qual è il tuo motto ?
Non ho un motto specifico in cui riconoscermi, vivo l'arbitraggio con grande passione, determinazione e impegno cercando sempre nuovi spunti per migliorarmi, avendo un'importante cura dei dettagli.
Come ti ha cambiato l'A.I.A. ? L'arbitraggio ti ha aiutato a crescere anche nella vita ?
Ho iniziato ad arbitrare quando avevo 22 anni, quindi già con una maturità personale diversa dai colleghi che iniziano a 15 anni, ma sono convinto che la vita associativa dentro e fuori dal rettangolo di gioco abbia rappresentato una componente importante per la mia crescita personale e anche professionale.
Frequenti la Sezione ?
Nel complesso, in questi 13 anni di AIA ho frequentato la sezione lo stretto necessario (riunioni- allenamenti), anche perché, in passato, gli ambiti che mi interessavano realmente, cioè le riunioni specifiche di calcio a 5, non erano frequentemente all'ordine del giorno. In fondo, ho sempre preferito "il campo" e di conseguenza la ricerca, sul territorio milanese, di qualche gara di calcio a 5 regionale o provinciale, in modo da capire e studiare questa bellissima disciplina, in passato poco trasmessa in tv e su Internet. Dalla stagione 2009-2010, però, qualcosa è cambiato in sezione a Milano, quando cioè il nuovo delegato sezionale, Michele Liguori, ha iniziato ad organizzare appuntamenti mensili dedicati al calcio a 5, con corsi ad hoc e momenti di incontro e confronto in sede. Da quel momento, ho iniziato a frequentare con maggiore assiduità la sezione: ho raggiunto il massimo dell'impegno, quando durante la stagione scorsa lo stesso Michele Liguori, eletto presidente, mi ha chiesto di prendere il suo posto come delegato di calcio a 5. E' stato un incarico che ho ricoperto con molto orgoglio e con la soddisfazione di vedere alcuni arbitri provinciali transitare al CRA dopo aver seguito insieme un percorso di crescita.
La tua arma vincente in campo ?
Sicuramente l'esperienza. Ho avuto la fortuna di vivere l'arbitraggio in due realtà completamente diverse, ma davvero stimolanti. La prima è la Calabria, dove è richiesta sempre una grande presenza di spirito: bisogna essere sempre pronti ad ogni situazione, anche la più critica, agonisticamente parlando. In Lombardia, invece, il secondo scenario della mia esperienza di arbitro, l'agonismo è meno spiccato, mentre sono fondamentali il rigore tecnico e l'aspetto comportamentale e disciplinare. Ecco, credo di avere fatto mie queste due anime diverse che mi permettono di risultare concentrato e autorevole e al contempo di applicare al meglio il regolamento. Non ci si riesce sempre, ma il mio obiettivo in ogni gara è prevalentemente questo.
Il tuo tallone d'Achille ?
Quando inizio a parlare di tecnica arbitrale con qualche collega, ed ascolto punti di vista diversi dal mio, che ritengo interessanti e stimolanti, mi faccio prendere cosi tanto dalla discussione, che mi dimentico del tempo, ma più che altro, porto allo sfinimento il mio interlocutore.
Secondo te cosa ha colpito gli altri... tanto da farti arrivare nelle categorie Nazionali ?
Questa domanda sarebbe giusta porla a chi ha creduto in me, e cioè ad Andrea Lastrucci che nei primi quattro anni di CAN5 mi ha sempre seguito con attenzione, facendomi capire fin dalla sua prima visionatura in una gara da cronometrista a Milano cosa volesse dire essere un arbitro di futsal, e a Massimo Cumbo che con la sua capacità di comunicare gli assiomi tecnici-comportamentali riesce a trasmettere con incisività ed efficacia quello che ritiene fondamentale debba avere un arbitro per essere un "grande" arbitro. Sono consapevole che la strada per raggiungere questo traguardo è lunga e ce la metterò tutta. Una cosa è certa, ho dalla mia la fortuna di avere i migliori istruttori di futsal a livello mondiale.
Come riesci a conciliare attività arbitrale, Sezione e affetti ?
La parola conciliare è stata usata proprio dal nostro OT all'ultimo raduno di dicembre e diventa fondamentale per affrontare i diversi impegni. Per quanto mi riguarda, cerco di darmi un'organizzazione settimanale, in cui trova sempre spazio la necessaria preparazione, fisica e teorica, per la gara per cui sono stato designato.
Come ti concentri per arrivare al meglio alla gara. Come affronti la gara ?
Durante la settimana, mi preparo lavorando su quelle che sono le disposizioni del mio OT, i rilievi dell'OA e i miei rilievi personali (questa è un'abitudine che mi ha sempre accompagnato, fin dalla prima gara con i giovanissimi regionali). Spesso riesco a visionare le mie gare, al fine di registrare le "cose fatte bene", con l'obiettivo di consolidarle, e le cose fatte meno bene, ricercando con cura l'origine dell'errore e individuando le soluzioni idonee. Il mio approccio alla gara si basa comunque sempre su un forte rapporto di collaborazione e coesione con i membri del team arbitrale, fondamentale in una gara di futsal. Affronto ogni gara aspettandomi l'imprevedibile, credendo nei miei mezzi, con la consapevolezza che questo significa anche accettare gli errori che si possono commettere in una competizione e con la convinzione che sia essenziale riprendere con la massima serenità possibile. E' naturalmente più facile a dirsi che a farsi.
Che rapporto hai con gli osservatori ?
Con il passare degli anni ho capito l'importanza del ruolo che ricopre l'osservatore. Inoltre durante la mia esperienza da delegato sezionale di calcio a 5 ho compreso la difficoltà del formatore di relazionarsi con il collega che ha appena concluso una gara ed al quale bisogna riportare le opportune osservazioni tecniche. In questo senso l'approccio psicologico assume un valore essenziale per la buona riuscita del colloquio di fine gara. Rivestendo i miei panni di arbitro, posso dire che il mio rapporto con gli osservatori è di totale apertura e disponibilità a discutere e recepire le osservazioni rilevate.
Il momento più brutto della tua carriera ?
Credo durante la stagione 2000-2001, quando vissi in campo quella situazione nella quale, presto o tardi, ogni arbitro si trova a domandarsi, tra sé e sé, "ma chi me lo fa fare di allenarmi, fare sacrifici, se poi nessuno mi capisce?". Per fortuna è poi arrivato a visionarmi uno dei grandi amici che mi ha regalato l'AIA, Gino Cilea: è stato capace di darmi gli stimoli giusti per non mollare e tuttora segue l'andamento delle mie stagioni senza farmi mai mancare il suo apporto.
La nomina ad internazionale è probabilmente la soddisfazione più grande. A chi vorresti dedicare il raggiungimento di questo importante traguardo ?
A chi ha sempre creduto in me e c'è sempre stato, come Gregorio Dall'Aglio e Stefania Ricci, al mio amico Giorgio D'Agostino che se non avesse avuto un po' di sfortuna sarebbe diventato a sua volta internazionale, e ad Alberto Maestroni che è stato sempre un mentor "in campo" e fuori dal campo, e naturalmente al mio caro presidente Michele Liguori ed all'illuminante Gino Cilea, con l'auspicio di condividere in futuro momenti emozionanti come questi.
Come vedi il tuo futuro nell'A.I.A. ?
Non ti posso nascondere la mia immensa gioia per questa nomina. Se guardo al mio passato, rivedo il duro lavoro che mi ha portato a questo risultato e sorrido, dicendomi "bravo, ce l'hai fatta". Il mio futuro è la CAN5: aspetto la mia prossima designazione, con dedizione e umiltà, al fine di rendere il miglior servizio possibile come arbitro nazionale e quando ne avrò l'opportunità come arbitro internazionale.
La domanda spesso più utilizzata è perché hai deciso di diventare arbitro...noi vogliamo sapere cosa ti spinge a continuare visti gli impegni sempre più frequenti ?
Le sensazioni che si provano dentro "l'arena" rappresentano lo stimolo e la motivazione migliore.
Messaggio per i giovani colleghi ?
L'AIA è come la vita, ci sono momenti positivi e momenti negativi: per questi ultimi, credete in voi stessi, lavorate con tenacia e ne uscirete più forti di prima. |