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MARCIONI Claudio - Sezione di Bergamo - Osservatore Arbitrale C.A.I.
 

Raccontaci brevemente la tua vita nell’A.I.A.
Ho iniziato ad arbitrare nel 1982 all’età di 19 anni, dirigendo gare della categoria CAN-D Scambi, da assistente sino alla serie C con la fortuna (concessa all’epoca), di essere designato nella funzione di quarto uomo in gare di serie A.

Da quanti anni fai l’osservatore ?
Da 9 anni.

Frequenti la Sezione ?
Negli anni scorsi la frequentavo più assiduamente, ho anche fatto parte del consiglio direttivo sezionale per un paio di stagioni. Attualmente partecipo alle riunioni obbligatorie e poco più.

E’ difficile lasciare il campo per sedersi in tribuna ?
Superato lo scoglio iniziale, direi che ho trovato ben presto gli stimoli necessari è di conseguenza il passaggio alla tribuna è stato semplice e naturale.

Come ti prepari per la visionatura ?
Con la massima serenità, garantendo rispetto e disponibilità ai colleghi ed effettuando un ripasso mentale delle direttive impartite dall’O.T.

La prima cosa che noti nella terna ?
Il modo con il quale comunicano, e interagiscono nella fase del riscaldamento pre-gara.

Cosa devono avere l’arbitro e gli assistenti per colpirti ?
Apprezzo sicuramente coloro che si rapportano in modo naturale e sereno mantenendo nel contempo tratto e signorilità.

Studi come porti con la terna ? Come affronti il colloquio di fine gara ?
Al termine della gara mi sono fatto un’idea di ogni singola prestazione dei colleghi, una volta conosciuti nello spogliatoio cerco di metterli a proprio agio, magari sdrammatizzando con una battuta se noto particolari tensioni in modo di riuscire ad entrare meglio in sintonia.

La soddisfazione più grande da quando hai deciso di indossare l’abito dell’osservatore ?
Sicuramente quando uscendo dallo spogliatoio ho la certezza di aver aiutato i colleghi a capire gli errori commessi e sopratutto a porvi rimedio attraverso un rapporto costruttivo, indipendentemente dal tipo di prestazione.

Cosa ti spinge a continuare ?
Sintetizzando, la passione; ovvero la presunzione ma al tempo stesso anche l’umiltà nell’essere convinto di poter contribuire alla crescita di giovani arbitri mettendo loro a disposizione le conoscenze che ho acquisito negli anni.

Il tuo obiettivo ?
E’ quello di partecipare alla formazione e selezione dei colleghi, nel modo più omogeneo possibile, in rapporto alle istruzioni ricevute dall’O.T. nell’intento di migliorarli e migliorarmi.

L’impressione che hai sempre avuto dalla tribuna poi durante il colloquio si è sempre rivelata tale ?
Direi proprio di si, a meno di rarissime situazioni particolari che hanno meritato una più approfondita valutazione.

Quando vai a visionare la terna cosa provi entrando nell’impianto ?
Mi sento a mio agio e nel contempo provo piacere e curiosità di conoscere dei giovani colleghi.

Ci sono delle persone che pensi di dover ringraziare per l’aiuto dato in momenti "no" ?
Sicuramente mia moglie che mi è sempre stata vicina, preferisco non nominare onde evitare dimenticanze, colleghi che hanno dimostrato sincera amicizia in determinati frangenti.

La terna ti "lascia" qualcosa a fine gara ? Ci vuoi raccontare un colloquio che conservi nei ricordi ?
Sono convinto che il colloquio di fine gara sia un importante momento di crescita per tutti e quattro, da affrontare in modo assolutamente costruttivo con serenità ed umiltà nel rispetto dei ruoli.

C’è qualcosa che vorresti dire a tutti gli Arbitri ?
L’arbitraggio è una scuola di vita che insegna a non arrendersi alle difficoltà, con spirito di sacrificio e voglia di crescere regala splendide soddisfazioni ed emozioni, qualsiasi sia il traguardo raggiunto.

 
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