Chi l’avrebbe mai detto... Questa foto è stata scattata il 6 Settembre 2009 a Castellarano (RE) prima della I Giornata del Campionato di Serie D. Alla mia destra il collega Bazzoli e alla mia sinistra Dino Martinazzoli, entrambi della sezione di Brescia ed entrambi all’esordio nel campionato di categoria. Di Bazzoli ricordo una discussione fatta diversi anni fa sulla possibilità che aveva valutato nel provare l’avventura da assistente sperando di riuscire a togliersi un po’ di soddisfazioni... Dino è stato il mio Istruttore del Corso Arbitri, 8 anni fa... Chi l’avrebbe mai detto :-)
Anni ?
25.
Cosa fai nella vita ?
Sto completando la laurea in Giurisprudenza e collaboro con un’azienda che gestisce impianti sportivi, in particolare piscine.
Famiglia ?
Entrambi i genitori seguono con interesse la mia attività. Mio padre e una lunga schiera di zii e cugini sono i miei primi ‘tifosi’. Ho due sorelle di circa 20 anni che non seguono molto il calcio ma sanno che ogni Domenica è difficile che io riesca a pranzare con loro.
Qual è il tuo motto ?
Inf. XXVI, 119 (‘Fatti non foste a viver come bruti’). Mi aiuta a ricordare che bisogna sempre puntare gli ostacoli e provare a superarli.
Come ti ha cambiato l'A.I.A. ? L'arbitraggio ti ha aiutato a crescere anche nella vita ?
Forse più che l’AIA mi ha cambiato l’attività arbitrale. Nell’associazione, soprattutto negli ultimi anni e soprattutto in sezione, trovo uno spirito di gruppo che serve ad avere i giusti stimoli per poi dare il massimo ogni Domenica. Le amicizie ormai non si contano più e sono tutte favorite dalla condivisione della stessa passione. Nell’AIA avevo intravisto e vedo l’occasione per continuare a vivere e mangiare calcio, è stata la scelta giusta una volta interrotta l’attività di calciatore. Penso che sostanzialmente siano due i valori di cui ho imparato il significato ma che non sempre sono facili da mettere in pratica, e sicuramente l’attività di arbitro è un ottimo allenamento per entrambi: equilibrio e umiltà. Equilibrio in tantissime cose. Nel praticare l’attività stessa, nel ragionare, nel porsi sul campo e nella vita. Nel nostro ambiente un giorno si è in cima e il giorno successivo si è dimenticati da tutti. Equilibrio soprattutto nel ricordare che arbitrare non è tutto ma serve per migliorare la propria persona, prima di tutto. E’ un mezzo, non un fine. Umiltà, invece, è una cosa che ho scoperto soprattutto negli ultimi anni trascorsi nelle categorie regionali e nazionali ed è l’umiltà che si abbina all’impegno. Ho scoperto che è in sezione dove si trovano gli stimoli più importanti. Vedere ragazzi più giovani che ‘sognano’ le categorie che per ‘noi’ sono diventate la quotidianità è la scossa che ogni volta ricorda che se loro fossero al posto nostro ne avrebbero di voglia da vendere. E se noi non dovessimo mettere lo stesso impegno che potrebbero metterci loro se avessero anche solo un’occasione come la nostra allora gli avremo profondamente mancato di rispetto.
Frequenti la Sezione ?
Abbastanza. Negli ultimi 4 anni ho collaborato come Istruttore quando gli impegni me lo hanno consentito.
La tua arma vincente in campo ?
Credo ci voglia tanta fortuna. Però dovendo pensare a cosa che non può mancare mai, direi la Concentrazione.
Il tuo tallone d'Achille ?
Dimenticare il proprio ruolo e prendersi rischi inutili, a volte senza alcuna utilità.
Secondo te cosa ha colpito gli altri... tanto da farti arrivare nelle categorie Nazionali ?
Forse la costanza.
Come riesci a conciliare attività arbitrale, Sezione e affetti ?
Essendo studente e lavoratore part-time ho ancora qualche privilegio e molti margini nell’organizzare il mio tempo e posso quindi permettere all’AIA la totale disponibilità sia in termini di designazioni che per quanto riguarda il tempo da dedicare all’allenamento. Gli ‘affetti’ lo sanno che è un’attività che richiede un determinato impegno. E sanno che potrebbe non durare ancora a lungo. Finchè si è qui il minimo che si può fare è mettercela tutta.
Come ti concentri per arrivare al meglio alla gara ?
Sicuramente la prima cosa è arrivare alla gara nella forma migliore. E’ poi molto importante non lasciare nulla al caso, preparare mentalmente bene tutto e prepararsi a tutto. E poi, un po’ di scaramanzia.
Come affronti la gara ?
La gara è una sfida. E’ l’ostacolo da superare ogni settimana, sportivamente parlando. Sempre tanta concentrazione, e viverla con la maggiore serenità possibile.
Che rapporto hai con gli osservatori ?
Escludendo un’unica occasione, tanti anni fa, dovuta all’inesperienza, non ho mai avuto problemi relazionali con loro. Sono sempre incuriosito dal loro parere anche perché loro hanno modo di vedere la mia stessa partita da una diversa prospettiva e quindi hanno sempre consigli che toccano situazioni e aspetti che sul campo mi sono sfuggiti. Sicuramente è anche molto difficile riuscire ad ascoltare in serenità un osservatore sapendo che la gara non è andata proprio come si voleva. Le visionature migliori sono quelle senza valutazione proprio perché ci si riesce a concentrare meglio sui consigli che vengono impartiti senza troppi patemi sull’esito della prestazione.
Il momento più brutto della tua carriera ?
Il termine ‘carriera’ è inappropriato. Probabilmente il momento più impegnativo da affrontare arriverà quando dovrò appendere il fischietto al chiodo o comunque quando la mia crescita da arbitro non sarà stata sufficiente a farmi guadagnare la categoria superiore.
La soddisfazione più grande ?
L’aver vissuto in prima persona determinati campionati, determinate partite e situazioni e l’aver calcato campi che in qualità di calciatore non avrei mai potuto nemmeno lontanamente immaginare.
Come vedi il tuo futuro nell'A.I.A. ?
Nel futuro prossimo spero ci sia ancora il fischietto, quando sarà il caso si passerà alla bandierina dopodiché si avrà più tempo per vedere un po’ se può servire una mano concreta in Sezione.
Ci sono state persone che ti hanno realmente dato una mano in momenti "no" ?
Assolutamente: in sezione!
A chi doneresti il guadagno della tua prossima gara ?
Lo terrei per me. E’ una cifra irrisoria ed è purtroppo sproporzionata se paragonata ai guadagni di coloro a cui noi andiamo a "fornire il servizio" di arbitri. Il divario di compensi si può ancora accettare ma non è a noi che si può venir a chiedere di donare il guadagno, nonostante il gesto sia sempre lodevole.
La domanda spesso più utilizzata è perché hai deciso di diventare arbitro...noi vogliamo sapere cosa ti spinge a continuare visti gli impegni sempre più frequenti ?
Come ho già scritto, se si è fatto 30 perché non 31. Nel poker esiste un detto che dice: ‘One cheap, one chair’: fino a che c’è anche solo una possibilità per continuare è il caso di provare ad usarla nel migliore dei modi. E il fatto di essere arrivati dove si è arrivati è sicuramente uno stimolo a non voler buttare tutto solo perché c’è da rimboccarsi un po’ di più le maniche.
Messaggio per i giovani colleghi ?
I risultati, nell’AIA come nella vita, non dipenderanno mai solo da noi perché sono troppi i fattori che li influenzano. Quello che possiamo fare noi è mettercela sempre tutta. La cosa fondamentale è fare le cose bene, con impegno e serietà. E così non avremo rimorsi di coscienza. |