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SUARIA Andrea - Sezione di Milano - Arbitro C.A.N. D
di DINOIA Alessandro
 
 

Anni ?
25.

Cosa fai nella vita ?
Sto per laurearmi in Giurisprudenza.

Famiglia ?
Numerosa: siamo in 6.

Qual è il tuo motto ?
Non ne ho uno fisso: a volte si ha bisogno di serenità o di concentrazione, altre volte di una maggior autostima... A volte invece serve solo staccare completamente la spina e lasciarsi alle spalle tutto.

Come ti ha cambiato l'A.I.A. ? L'arbitraggio ti ha aiutato a crescere anche nella vita ?
Mi sono avvicinato all'A.I.A. e al suo mondo a 19 anni, quando il carattere è più o meno già formato. L'arbitraggio ha contribuito però a migliorare altri aspetti, come il senso di responsabilità, la concentrazione, la gestione dell'ansia, la determinazione per il raggiungimento di un obiettivo...

Frequenti la Sezione ?
Nonostante gli impegni, è raro che manchi ad una lezione tecnica. Noi arbitri nazionali dobbiamo essere un esempio per i più giovani.

La tua arma vincente in campo ?
La preparazione atletica.

Il tuo tallone d'Achille ?
Sono una persona pacata e tranquilla, il che viene talvolta interpretato come mancanza di personalità e di determinazione.

Secondo te cosa ha colpito gli altri... Tanto da farti arrivare nelle categorie Nazionali ?
Immagino la continuità delle buone prestazioni !

Come riesci a conciliare attività arbitrale, Sezione e affetti ?
Sarebbe impossibile se non fossi circondato da persone pazienti che sanno anche farsi da parte senza (troppe !) lamentele.

Come ti concentri per arrivare al meglio alla gara ?
Cerco di lasciare da parte la tensione e di ricordarmi che se sono dove sono non è per caso.

Come affronti la gara ?
Con concentrazione e serenità: credo sia il giusto mix per rendere bene senza rovinarsi la vita.

Che rapporto hai con gli osservatori ?
Educato. Tutti gli O.A. possono lasciarti qualche spunto che, anche se non pienamente coerente con la gara appena effettuata, nasconde un fondo di verità.

Il momento più brutto della tua carriera ?
Ogni gara che va male è un momento brutto. Perché ti porta una grande insicurezza, perché fa sorgere mille domande sulle tue reali capacità e ti fa riflettere sul tempo e i sacrifici che hai dedicato a questo sport e che, per il momento, sembrano non produrre risultati soddisfacenti.

La soddisfazione più grande ?
Ricordo con piacere l'anno dell'Eccellenza: la prima tuta, le designazioni di spessore, i raduni mensili, l'attenzione del Presidente. Mi sono sentito seguito e importante.

Come vedi il tuo futuro nell'A.I.A. ?
Non so se ci sarà: al momento non m'ispira né il calcio a 5, né fare l'A.A. o l'O.A.. E comunque penso che dopo aver dedicato all'A.I.A. tanto tempo come in questi anni sia giusto recuperare il tempo sottratto agli affetti.

Ci sono state persone che ti hanno realmente dato una mano in momenti "no" ?
La mia ragazza, i miei amici di sempre, i miei compagni d'allenamento (anche non più in attività): più che grandi discorsi a volte aiuta di più una presenza costante e un clima sereno.

A chi doneresti il guadagno della tua prossima gara ?
Alle famiglie che, pur in difficoltà, non cessano di condurre una vita onesta.

La domanda spesso più utilizzata è perché hai deciso di diventare arbitro... Noi vogliamo sapere cosa ti spinge a continuare visti gli impegni sempre più frequenti ?
Il desiderio di migliorarsi e il divertimento che deriva da ogni gara.

Messaggio per i giovani colleghi ?
Non isolatevi, ma condividete allenamenti, visionature, gioie e sofferenze con gli altri: sarà tutto più semplice.

 
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