Anni ?
32.
Cosa fai nella vita ?
Lavoro in una banca di investimento e mi occupo di brokeraggio su azionario estero.
Famiglia ?
La mia famiglia si chiama Chiara, per ora la mia fidanzata.
Qual è il tuo motto ?
"Gli esempi vivi spiegano le regole morte".
Come ti ha cambiato l'A.I.A. ? L'arbitraggio ti ha aiutato a crescere anche nella vita ?
Sicuramente mi ha fatto crescere molto. L'A.I.A. è una seconda famiglia, ti insegna i valori della vita, il rispetto per gli altri e per le regole.
Frequenti la Sezione ?
La sezione è un posto importantissimo dove poter crescere insieme ai colleghi, ognuno portatore sano delle proprie paure, dei propri dubbi che solo attraverso l'esperienza propria e dei colleghi possono trasformarsi in punti di forza sui quali poter costruire il proprio successo in campo e nella vita.
La tua arma vincente in campo ?
La concentrazione 0'-95': dal primo momento che si entra sul terreno di gioco fino al fischio finale della partita cerco di non perdere niente... Il pericolo è sempre in agguato !
Il tuo tallone d'Achille ?
Beh diciamo che i miei 188 cm. di altezza non mi permettono di essere un velocista sulle brevi distanze. Ma con il lavoro costante settimanale ho imparato che si può migliorare tanto anche sugli aspetti strutturali.
Il ruolo dell'assistente, oggi più che mai, è molto delicato e di grande responsabilità. Come si fa a trovare l'intesa con l'arbitro, considerando che per dirigere bene una gara occorre un gran lavoro di squadra ?
Le partite sempre più si decidono su episodi, ed è proprio in questi momenti che dobbiamo essere pronti e concentrati per prendere la decisione giusta. Il lavoro di squadra è fondamentale, oggi l'assistente è chiamato sempre più a "tornare arbitro" nelle decisioni che gli competono.
Secondo te cosa ha colpito gli altri... Tanto da farti arrivare nelle categorie Nazionali ?
Bella domanda, mi trovo in difficoltà a rispondere ma credo proprio la mia costanza e determinazione nell'affrontare e preparare sempre meglio la "prossima partita", facendo tesoro degli errori commessi e dei consigli che i colleghi mi hanno saputo dare.
Come riesci a conciliare attività arbitrale, Sezione e affetti ?
Con la qualità del tempo dedicato... Bisogna cercare di sfruttare ogni momento vivendolo con passione.
Come ti concentri per arrivare al meglio alla gara ?
Mi guardo le immagini delle squadre che andrò ad arbitrare per cercare di capire meglio come giocano e quali possono essere le criticità da affrontare.
Come affronti la gara ?
Come dicevo prima con la massima professionalità e concentrazione, è fondamentale per fare bene. Tutto è importante e non va sottovalutato: l'incontro con i colleghi, il pranzo prima della gara, il briefing pre-gara, il controllo del terreno di gioco e della propria zona di competenza per controllare eventuali anomalie fino ad arrivare alla partita vera e propria.
Che rapporto hai con gli osservatori ?
Loro sono come noi, si alzano la mattina presto facendo sacrifici e dedicano il loro tempo libero per venirci a visionare analizzando la nostra prestazione. Dobbiamo avere il massimo rispetto e la piena consapevolezza che tutto ciò che ci viene detto, di positivo o negativo, ha l'unico scopo di farci crescere. Se non capiamo questo fin da subito è difficile migliorarsi.
Il momento più brutto della tua carriera ?
In serie D mi sono lesionato il tendine del ginocchio e sono stato fermo diversi mesi.. mi sentivo impotente e con una grande voglia di tornare sul terreno di gioco.
La soddisfazione più grande ?
Spesso si dice "quella che verrà domani, la prossima partita"... Ma guardando al passato senza dubbio il passaggio in B è stato un momento indimenticabile.
Come vedi il tuo futuro nell'A.I.A. ?
Per ora voglio concentrarmi al massimo sul ruolo che sto ricoprendo, sperando di potermi togliere ancora delle soddisfazioni, sicuramente sarà una soddisfazione e un orgoglio poter mettere a disposizione la mia esperienza ai giovani colleghi.
Ci sono state persone che ti hanno realmente dato una mano in momenti "no" ?
L'amore della mia ragazza e della mia famiglia che mi sono sempre stati vicini.
La domanda spesso più utilizzata è perché hai deciso di diventare arbitro...noi vogliamo sapere cosa ti spinge a continuare visti gli impegni sempre più frequenti ?
Prima giocavo a calcio... Mi affascinava la figura dell'arbitro, un ruolo così diverso in mezzo al campo. Lui non doveva vincere, doveva controllare che tutto venisse svolto nel rispetto delle regole... Forse è stato questo ad avermi convinto. Quello che mi spinge ad andare avanti è la passione e l'adrenalina che il campo ti trasmette, non dobbiamo dimenticare però che è uno sport e come tale dev'essere affrontato. E' un complemento della vita.
Messaggio per i giovani colleghi ?
Posso solo dire che se si vuole si può arrivare ovunque…è una cosa che ho vissuto sulla mia pelle. Niente alibi, pensate solo a migliorarvi partita dopo partita in maniera molto serena e soprattutto DIVERTITEVI perché, al di la dei risultati, l'arbitraggio è davvero una scuola di vita e, proprio nella vita, sarete sempre vincitori. |