Anni ?
38 a fine marzo.
Da quanto tempo sei nell'A.I.A. ?
Dal dicembre 1989.
Cosa fai nella vita ?
Lavoro in banca occupandomi di Gestione del Personale.
Famiglia ?
Mia moglie Sara e nostra figlia Vittoria di 2 anni e mezzo.
Qual è il tuo motto ?
"Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare"
Come ti ha cambiato l'A.I.A. ? L'arbitraggio ti ha aiutato a crescere anche nella vita ?
L'arbitraggio è senz'altro una grande scuola di vita, che contribuisce alla formazione di carattere e di capacità personali spendibili in tutti gli ambiti.
Frequenti la Sezione ? Quanto è stata importante per la tua crescita arbitrale ?
La Sezione è stata importantissima per la mia crescita arbitrale e oggi cerco di frequentarla quanto più mi è possibile.
La tua arma vincente in campo ?
Detto che la preparazione fisico-atletica è giustamente data per scontata, credo che la principale arma a disposizione di tutti noi assistenti sia la testa. La testa intesa come capacità di mantenere elevatissima e costante la concentrazione per tutta la durata della gara, di leggere e anticipare le situazioni di gioco, di capire come e quando l'arbitro ha bisogno di noi. Solo quando la testa funziona al 110% la performance di un assistente può essere di alto livello.
Il tuo tallone d'Achille ?
Beh, sicuramente i miei 190 cm di altezza non mi consentono "strutturalmente" di essere tra i più rapidi sulle brevissime distanze.
Secondo te cosa ha colpito gli altri... tanto da farti arrivare nelle categorie Nazionali ?
Difficile a dirsi, bisognerebbe rivolger loro la domanda... Forse la continuità.
Come riesci a conciliare attività arbitrale, Sezione e affetti ?
Cercando di dare intensità e qualità al tempo dedicato a ciascun aspetto.
Come ti concentri per arrivare al meglio alla gara ? Come affronti la gara ?
Cercando innanzitutto di prepararla nel miglior modo possibile, sia dal punto di vista fisico-atletico, che da quello "tecnico-tattico": abbiamo la fortuna di avere a disposizione dati e strumenti che ci consentono di conoscere molto degli atteggiamenti tattici delle squadre di serie A e di poter quindi essere in grado di prevedere con buona approssimazione che cosa ci aspetta in campo. Arrivato aI momento della gara, poi, lo affronto con la voglia di divertirmi e di fare bene che mi accompagna da ormai più di 20 anni di attività arbitrale.
Che rapporto hai con gli osservatori ?
Vivo il rapporto con gli osservatori come un confronto costruttivo con colleghi che, oltreché quello di valutare la mia prestazione, hanno l'obiettivo di darmi consigli per continuare a crescere.
Il momento più brutto della tua carriera ?
La fine della mia storia da arbitro, nel luglio 2004, dopo 5 anni bellissimi e pieni di soddisfazioni in CAN C. Fino all'ultimo ho coltivato il sogno della promozione alla CAN e non nego che il colpo è stato duro. Fortunatamente ho avuto l'opportunità e la forza di ripartire subito, lasciando il fischietto per la bandierina ed iniziando un bellissimo percorso che mi sta portando a vivere grandi sensazioni e soddisfazioni sempre crescenti, fino a quelle di questi giorni.
La nomina ad internazionale è probabilmente la soddisfazione più grande. A chi vorresti dedicare il raggiungimento di questo importante traguardo ?
Direi principalmente a mio padre, ex arbitro di serie A e B che mi segue dai primi passi e a moglie e figlia, cui questa grande passione toglie inevitabilmente parte del mio tempo.
Come vedi il tuo futuro nell'A.I.A. ?
Per ora spero di potermi godere ancora per qualche anno il campo, il profumo dell'erba e l'adrenalina che solo una gara può dare. Un domani sarà motivo di orgoglio poter mettere a disposizione dei colleghi più giovani le mie esperienze e i consigli che saprò loro dare per contribuire alla loro crescita.
La domanda spesso più utilizzata è perché hai deciso di diventare arbitro...noi vogliamo sapere cosa ti spinge a continuare visti gli impegni sempre più frequenti ?
Oltre a mio padre, anche mio nonno paterno è stato arbitro, raggiungendo la serie A come assistente. C'è quindi senz'altro una componente ereditaria in questa mia passione, rimasta immutata e anzi cresciuta negli anni anche grazie alla voglia di pormi obiettivi via via più ambiziosi e di lavorare per realizzarli.
Quale messaggio vorresti trasmettere ai giovani colleghi ?
Sognate, ponetevi obiettivi ambiziosi e date tutto, giorno dopo giorno e passo dopo passo, per cercare di raggiungerli. La cosa più importante, alla fine, anche a fronte di sogni che dovessero rimanere irrealizzati, sarà quella di non avere nulla da rimproverarsi, di non avere nessun rimpianto. |